Come era prevedibile l’annucio della messa in lavorazione del film “Il fiore del male” di Michele Placido (dato da BeCinema lo scorso 15 gennaio) ha scatenato la reazione indignata e sofferente dei parenti delle vittime .
Gabriella Vitali, vedova del poliziotto della stradale Luigi D’Andrea, ha giudicato come un grande errore la scelta di dare risalto mediatico a “un personaggio che sta scontando 260 anni di carcere per rapine, sequestri e omicidi: dovrebbe pagare i suoi debiti circondato dal silenzio, invece, come è già successo tantissime altre volte, viene messo sotto i riflettori”.
E’ la mattina del 6 febbraio 1977. La Polstrada riceve una segnalazione per un’auto sospetta nelle vicinanze del casello autostradale di Dalmine. Il maresciallo Luigi D’Andrea, di 32 anni, e l’appuntato Renato Barborini, di soli 27 anni, vengono incaricati del controllo. L’auto fermata è quella di Renato Vallanzasca e della sua banda. Lasciano soltanto il tempo di chiedere i documenti, poi danno inizio alla sparatoria che lascerà a terra i corpi senza vita del due poliziotti.
Proprio ieri, a 33 anni da quella tragica mattina, ha avuto luogo la tradizionale commemorazione della morte dei due giovani presso il monumento in loro onore al casello di Dalmine, nell’ambito della “Giornata della memoria dei servitori della Repubblica caduti nell’adempimento del dovere” istuita nel 2004 dalla Regione Lombardia. Ed è qui che Gabriella Vitali, interrogata a proposito dell’imminente uscita de “Il fiore del male“, ha ricordato quanto possa essere doloroso per i familiari delle vittime rivivere quei momenti ogni volta che viene dato spazio mediatico a pesonaggi come Renato Vallanzasca. “Inoltre si lancia un messaggio sbagliato alle nuove generazioni: si dà l’impressione che chi compie crimini orrendi alla fine non paghi i suoi debiti fino in fondo” ha dichiarato.
Si riapre ancora una volta lo scontro tra le ragioni dell’arte e quelle dei sentimenti e del pudore, tra chi rivendica il diritto artistico di rappresentare pagine, per quanto dolorose, che appartengono alla nostra storia e chi invece vorrebbe poter vivere il suo dolore in privato, senza che diventi spettacolo. Il regista Michele Placido si era già espresso in precedenza a proposito di simili obiezioni alla sua opera, dichiarando che il film sarà realizzato nel pieno rispetto delle figure delle vittime e senza mitizzare la figura del bandito, portando a garanzia il suo stesso passato come poliziotto. Garanzie che evidentemente non sono bastate a coloro i quali hanno vissuto e vivono ancora le conseguenza di quegli anni sulla loro pelle.


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Commenti
Lorenzo
Non credo si tratti di “ragioni d’arte”. La pagina di storia scritta da Vallanzasca è stata vergata col sangue di troppi innocenti. Mentre lui si incensa di un onesto banditismo, figli e figlie sono cresciuti da soli, orfani. Basta, per piacere! Non c’è mai stato un cenno di pentimento nella sua reiterata e sbandierata coerenza. Non è né bello né romantico. E’ solo uno spietato assassino. che trovi la sua correzione senza rigirare il coltello nelle carni di chi ha già dovuto subire la sua furia omicida (per di più vigliacca). Volete arte? fate un bel documentario sulle vittime della criminalità…
Gabriella
Placido, basta con la storia che sei stato un Poliziotto. Basta con questa vergognosa speculazione.